19/12/2009

IL TIFO CALCISTICO E LE SUE MILLE SFACCETTATURE: DAL NORD AL SUD IL CALCIO DEVE UNIRE E NON DIVIDERE!

Solidarietà per l'agricoltura.jpgNelle   discussioni  accese di questi giorni sul tifo organizzato e sulla passione calcistica, per alcuni “illimitata”, si inseriscono due sondaggi pubblicati da giornali nazionali meritevoli di approfondimento. Il primo del “Corriere della Sera  Sette nr.2”, dello scorso 2 dicembre, poneva il quesito  contro il razzismo negli stadi e nella società: “E’ giusto che Lippi convochi Balotelli in Nazionale?”. Su 7.469 votanti on line hanno risposto: “SI” il 52,2%; per il “NO” il 47,8%. Il razzismo non è un problema del calcio ma sociale,  di civiltà e di ordine pubblico. Il razzismo non deve entrare negli stadi, il calcio deve essere da esempio per la società perché seguito da milioni di persone. Gli  insulti definiti “cori razzisti”  nei confronti dell’attaccante interista Mario Balotelli, divenuto famoso per il suo comportamento da ventenne esuberante, secondo il mio modesto parere,  tendono  solamente ad irritare il calciatore, per  compromettere il suo rendimento in campo, come succedeva  negli anni scorsi quando  era preso di mira Marco Materazzi.. Lo conferma  Clarence Seedorf, uno dei calciatori più attivi nella lotta al razzismo, dichiarando che “Balotelli non vie­ne insultato per il colore del­la sua pelle, ma per i suoi atteggiamenti. Questo non è razzismo, l’Italia  non è un Paese razzista,  non ho mai avuto problemi è lui che deve imparare a com­portarsi”. Per alleggerire i toni e stemperare “le tensioni calcistiche”, un sondaggio inglese ha stabilito che i tifosi di calcio pensano alla propria squadra ogni 12 minuti, i più sfegatati (il 7 % dei 2000 intervistati) ogni minuto, mentre lo scrittore napoletano Luciano De Crescenzo si è espresso in questi termini  “Quello per la squadra di calcio è l' unica forma di amore eterno che c' è: si cambia città, moglie, lavoro, casa, fidanzata, ma la squadra no, rimane sempre quella per la vita”.

Nella  città  di Canosa di Puglia (BT) il tifo organizzato  è nato intorno  alla metà degli anni settanta, come asserito da Sabino Silvestri, ideatore del tifo attivo, in una recente intervista  per il progetto culturale “CANOSA NEL PALLONE. FRAMMENTI DI STORIA”, che ha censito e  fotografato nel corso degli anni  gli  striscioni dei  tifosi rossoblu:“CANOSA CLUB TROMBONE”; “COLLETTIVO AUTONOMO ROSSOBLU”; “GIOVENTÙ ROSSOBLU”; “SCONVOLTS CANOSA” fino all’ultimo “ULTRÀ CANOSA 2003”. Questo gruppo, sempre più numeroso che nell’inno canta “onore e fedeltà…amando la città”, si sta ben comportando e  facendosi  notare per le belle coreografie  allo Stadio San Sabino dedicate alla  squadra A.S.D. Real Canosa che milita nel campionato di promozione pugliese girone A,  prima in classifica ed ancora imbattuta. Va lodato e soprattutto non dimenticato lo striscione imponente preparato dagli “ULTRÀ CANOSA 2003” a sostegno della protesta degli agricoltori pugliesi :“SOLIDARIETA’ PER L’AGRICOLTURA”. Come vedete si può parlare  pacificamente di calcio, al bar o tramite tastiera del computer,  non solo al termine di una partita, ma in qualsiasi momento, senza leggere i risultati,  per non  enfatizzare la vittoria di una squadra o  la sconfitta dell’altra. La passione per il calcio offre tanti spunti dal goliardico al socio-culturale, dallo storico all’attualità, l’importante e’ non esagerare, discutere  in modo pacato rimanendo  nei limiti  dell’umorismo cosiddetto “sfottò” o in rima “Stylus Magistri” del maestro canosino Peppino Di Nunno. Il calcio è uno sport che  dal nord al sud deve unire e non dividere, non esistono le razze umane: né quella nera né quella bianca! Bisogna iniziare con l’educazione dei giovani,   proponendo  atteggiamenti più responsabili verso i luoghi (lo stadio, il campetto da calcio, la palestra) e le persone (l’allenatore, il compagno, l’avversario, l’arbitro) e soprattutto collaborando attivamente con una delle istituzioni fondamentali per la formazione dei futuri cittadini: la scuola che deve  coinvolgerli in un percorso educativo promuovendo   gli aspetti costruttivi del tifo, affinché esso diventi una parte positiva del  calcio nella sua funzione sociale.

Bartolo Carbone