04/06/2012
4 giugno 2012 lutto nazionale. - Ricordo Massimo Troisi.
Oggi è lutto nazionale per ricordare le vittime del terremoto che ha colpito e tuttora colpisce l'Emilia Romagna.
Ricordo della morte di Massimo Troisi
Io non e' che sia contrario al matrimonio, pero' mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi
Ma tra un giorno da leone e cento da pecora, non se ne potrebbero fare cinquanta da orsacchiotto?
Da ragazzo i miei continui e disinteressati slanci di altruismo mi diedero la fama di buono. Da grande quella di fesso
Comme aggio accumminciato a fare l’attore? Ecco... io ero ‘nu guaglione... ero andato a vedere un grande film. Si trattava di "Roma città aperta", chillo grande lavoro di Rossellini. Me n’ero uscito da ‘o cinema con tutte quelle immagini dint’ ‘a capa e tutte quante le emozioni dentro. Mi sono fermato ‘nu mumento e m’aggio ditto... "Massimo, da grande tu devi fa’ ‘o geometra".
Ti piaci? Io non mi piaccio mai. Sono talmente autocritico, che non mi suicido per non lasciare un biglietto che mi sembrerebbe ridicolo
Ma pecché siete tutti così sinceri con me, che cosa vi ho fatto di male, io?... Chi vi ha chiesto niente? Queste non sono cose che si dicono in faccia. Queste sono cose che si vanno dette alle spalle dell'interessato. Sono sempre state dette alle spalle
Non si uccide per amore, basta aspettare". "E allora non mi uccido per amore, mi uccido per impazienza
L'amore è tutto quello che sta prima e quello e che sta dopo. Magari bisognerebbe tenere più in considerazione il durante
La mia donna ideale, lo dico anche se rischio di perdere un'amicizia... è la donna di un altro. No, pecché io so' pigro, sono uno che non mi va di uscire, allora se c'ho una donna che non può uscire, c'ha il marito geloso... Quindi più che la donna ideale c'ho il marito ideale della donna ideale
Berlusconi ancora nun s'è fatto senti'. Ma se lo fa, io glielo dico: "O me o Gullit".
Le cose, o si fanno il giorno dopo o non si fanno affatto
Lasciatemi soffrire tranquillo. Chi vi chiede niente a voi? Vi ho chiesto qualcosa? No. Voglio solo soffrire bene. Mi distraete. Non mi riesco a concentra'. Con voi qua non riesco... Soffro male, soffro poco, non mi diverto. Non c'è quella bella sofferenza...
"Come mai ti cercano le donne?". "E che domanda è questa? Si tu m'avisse chiesto come mai ti cercano che so, i cavalli, gli ippopotami, ecco allora sarebbe stato un fatto singolare
Certo adesso posso scegliere di andare in un albergo più elegante, soprattutto più comodo. Perché non dovrei? La povertà è una condizione, non una vocazione
Da quando c'è lui… treni in orario, e tutto in ordine!". "Per fare arrivare i treni in orario, però se vogliamo mica c'era bisogno di farlo capo del governo. Bastava farlo capostazione
http://youtu.be/5jj1vhSuA_Y
07:24 Scritto da futuro1972 in blog life, cinema e tv, politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lutto, massimotroisi, terremoto, aforismi, piscicellivincenzo, attore, napoli, emiliaromagna, mirandola, cavezzo, finaleemilia, carpi, correggio, modena, reggioemilia, vita, morte | OKNOtizie |
Facebook
02/06/2012
2 giugno 2012 Reggio Emilia-Mirandola andata e ritorno.
Ho preparato la macchina fotografica, una Canon 7d, pronta ad immortalare le immagini che di solito tv e giornali non fanno vedere. Raggiungo Francesca l’ideatrice di un punto raccolta materiali da consegnare ai terremotati emiliani. La generosità della gente è immensa neanche lontanamente assimilabile a chi ci governa, dirige ed amministra. Una macchina non basta, due neanche ce ne vogliono tre, piene, zeppe di indumenti, coperte, vettovaglie ed una bambola che esce dalle buste. Arriva Mariane, una donna scozzese, siamo i primi a partire. Mariane guida lentamente lungo la strada, libera, fin troppo, per chilometri e chilometri. Reggio Emilia, Correggio, Carpi, Cavezzo, Mirandola questo è il tragitto. La pianura padana attraversata da strade senza gard rail con il rischio di finire fuori strada nei canaloni che dividono l’asfalto dalla terra. Lo spettacolo è disarmante sembrano paesi fantasmi. Le case sono distrutte, inagibili, molte non tutte, troppe. Pensi che se non fossero zone a vocazione agricola con bassa densità abitativa sarebbe stata una strage di ben altre dimensioni. Noti vetri rotti, tetti svuotati, abitazioni disabitate, capannoni sfondati. I bar, quei rari aperti, ti accolgono solo all’aperto, dentro non si entra. Stessa cosa per la farmacie, due dottoresse sono fuori sedute al tavolino sotto l’ombrellone ad attendere i clienti. Molte attività commerciali sono chiuse come il centro storico chiuso ai non addetti. Le strade sono libere da auto, autobus o camion. Qualche cittadino per lo più straniero si vede. Al bar ci sono i giornalisti in cerca di notizie ma forse non sentiranno mai la pancia della gente. Forse la ascolteranno ma non la racconteranno. Loro preferiscono ascoltare e raccontare la voce dei soliti noti. Ogni casa di campagna ha vicino una, due, tre o più tende. La gente non vive in casa. Quelli che possono restano vicino alle proprie abitudini, alla propria storia, ai propri beni. Quelli che non possono o sono andati via o stanno nei campi organizzati dalla protezione civile. Arriviamo alla rotonda che precede l’ultimo tratto per arrivare a Mirandola. Otto auto di cui tre o quattro di grossa cilindrata e blu con lampeggianti, una dei vigili del fuoco, forse una dei carabinieri altre due non identificate, camminano con una velocità eccessiva per il luogo, per il momento, per la situazione e per il codice della strada. Sono in fila indiana. Sembrano formiche che corrono su strade deserte. Dicono che sono le auto che trasportavano il ministro tecnico con la barba bianca. Dovrebbe essere il ministro Andrea Riccardi. Era necessario quello spreco di auto e uomini? Il caldo si fa sentire, i finestrini sono aperti non si odono rumori per un lungo tratto del tragitto. Lo sguardo osserva esterefatto paesi sofferenti, da ricostruire e non abbandonare. Arriviamo a Mirandola nei pressi del centro delle forze di polizia. Quelle in centro hanno dovuto lasciare gli stabili. La situazione è calma. Troppo calma. Ci accoglie un imprenditore locale in una parafarmacia. La prima che vedo con l’insegna “Naturopatia”. Luigi è molto attivo, ha subito molti danni ma non si arrende è pronto a riprendere. Ha raccontato la differenza delle due scosse maggiori che hanno distrutto Mirandola. Chi le ha vissute da vicino le ha impresse nella mente e nel cuore. Le racconta erano diverse ed hanno procurato danni diversi, fortunatamente solo ai materiali. La struttura ed il personale, tra cui lui stesso, sta bene. La casa, costruita al tempo di Mussolini, ha retto, è agibile a differenza di molte altre, anche più moderne. Lui è pronto a riprendere l’attività ma i dipendenti non ci sono. Una città ferita può guarire. Una città morta no. Riaprire le attività agibili è un segno di fiducia e speranza che va oltre la singola attività commerciale. Le vendite di calmanti sono nettamente aumentate. I capannoni nei paraggi sono sfondati, inutilizzabili. Le strade sono pulite. Le macerie delle scosse principali, laddove possibile, sono state rimosse. La gente ha voglia di fare, di ripartire. La gente è orgogliosa, vuole aiuto serio, sincero per ridiventare autonomi. Non vuole elemosina ma aiuto. Ha paura che con la scusa dell’inagibilità delle strutture e dei danni subiti le attività economiche nel campo biomedico di primaria importanza possano cogliere l’occasione per emigrare all’estero, laddove il costo del lavoro e della pressione fiscale è molto più basso. Se ciò accadesse sarebbe la fine economica di questa terra con ricadute anche sul PIL nazionale. Aspettiamo l’arrivo dell’auto di Francesca e di Luciano, un architetto. Scarichiamo i beni raccolti da Francesca, è lei la fonte dell’iniziativa. Luciano guarda la casa restata in piedi e quelle cadute. E’ un architetto, è il suo pane e spiega perché quella casa è restata in piedi e le altre sono cadute. Le cause sono da ricercare nella costante ricerca di risparmiare o dalla voglia di guadagno di chi costruisce. Il dio denaro(e la gente che lo adora) è il vero responsabile di questa catastrofe. Luigi ringrazia, torniamo a Reggio Emilia. Il viaggio al contrario permette di osservare l’altro lato della strada, una visuale diversa ma tremendamente uguale nel disastro. Il silenzio è il commento maggiore. Le parole sono inutili. Non si sa cosa fare. La macchina fotografica non ha scattato foto. Non si può fotografare lo stato emotivo misto di paura e calma che aleggia su queste terre. Le parole stavolta raccontano più delle immagini. Arriviamo a Reggio Emilia, Luigi i avverte che la Caritas ha ritirato il nostro materiale. L’esperienza è stata unica. Un grazie meritato a Francesca, Marilene, Luciano, Luigi.
Piscicelli Vincenzo
21:22 Scritto da futuro1972 in politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: canon, 7d, terremoto, mirandola, reggioemilia, correggio, carpi, cavezzo, morti, ministro, autoblu, piscicellivincenzo, popolo, soldi | OKNOtizie |
Facebook


