08/08/2012

ILVA di Taranto, non è possibile scegliere tra il diritto alla salute ed il diritto al lavoro.

Fiumi di parole sono state dette, si stanno dicendo e si diranno su quello che sia più giusto fare per risolvere la questione “ILVA di Taranto”, per la città, per gli abitanti ed i lavoratori che rischiano la salute o il posto di lavoro. Probabilmente le varie parti in gioco avvaloreranno tesi, daranno accuse, troveranno colpevoli impuniti o impunibili. Si sprecheranno tante parole che non giungeranno a niente perché non vi sono i soldi per fare quello che prevede la Costituzione Italiana: tutelare il diritto alla salute ed il diritto al lavoro. Lo Stato, la Regione, il Comune, l’azienda, i cittadini ed i lavoratori non devono dividersi in lotte tra fazioni diverse per tutelare uno dei due diritti ma devono unirsi per tutelare entrambi i diritti. Le soluzioni teoriche esistono si deve valutare se è possibile mettere la fabbrica in condizione di non danneggiare la salute dei cittadini e l’ambiente in cui si vive tutelando i posti di lavoro. Oppure in alternativa chiudere la fabbrica, bonificare l’ambiente, recuperare e riconvertire le strutture ed i lavoratori e non perdere alcun posto di lavoro anzi sfruttare l’occasione per sviluppare e migliorare l’economia locale. La paura che in uno Stato in crisi non verranno messe in atto nessuna delle due soluzioni ma verranno prese decisioni che creeranno solo dissapori tra i cittadini aumentando i disagi sociali. Lasciando per un attimo la questione pratica dobbiamo porci una domanda seria: che Stato è uno Stato che nella propria Costituzione scritta prevede il diritto alla salute ed il diritto al lavoro se non è in grado di tutelarli?

Piscicelli Vincenzo



http://wwwdonnemanagernapoli.wordpress.com/2012/08/03/ilv...

24/07/2012

Spending Review, una chemioterapia alla malata Italia dagli indubbi effetti.

C’è una malata chiamata Italia, ci sono una serie di “baroni-medici” chiamati parlamentari messi da parte per manifesta incapacità di guarire il malato (sono parte degli stessi che hanno portato il Paese ad ammalarsi e lasciato peggiorare, alcuni spolpandolo, altri proponendo cure inutili, altri guardando senza far nulla o poco), ci sono gli organi interni chiamati ministeri, regioni, province, comuni ed enti vari, ci sono gli organi vitali chiamati economia sana e cittadini onesti, ci sono altri organi “parassiti”  chiamati “consulenti e cooptati” e c’è tutto il resto, la massa di acqua chiamata popolo. I “baroni” sono stati defenestrati ma non solo non hanno accettato il fallimento e le proprie responsabilità ma hanno fatto gruppo ed imposto di influire sulle cure pena far morire l’Italia in modo cruento. Un ex barone “al di sopra delle parti(?)” ha imposto una serie di “medici più medici” degli altri costituenti il “Governo tecnico” con la missione di salvare l’Italia senza scontentare gli altri colleghi “medici” avendo la necessità di trovare il loro consenso. Questo  gruppo di “più degli altri” ha trovato la cura per il cancro economico di cui Italia è vittima: “tagli della spesa” molto più spesso chiamata “spending review”. Detto in italiano potrebbero capire tutti, detto in inglese molti potrebbero parlarne senza conoscerne il significato reale ed un popolo ignorante è sempre meglio per chi deve governarlo. Un popolo istruito che conosce i fatti, le persone ed i meccanismi di come funziona la macchina istituzionale ed i vari sistemi di potere sono un problema difficilmente superabile per qualunque governo. Tutti convengono che l’Italia è malata e necessità di una cura. E tutti convengono che la cura è il taglio della spesa. Il problema nasce nel momento in cui si decide come, dove e quando tagliare. L’Italia è malata di un cancro diffuso ad ogni organo ma ogni organo è utile nel sistema e solo in pochi casi tutto l’organo è malato. Molto più spesso ogni organo ha una parte efficiente ed utile ed una parte, spesso maggioritaria, parassita ed inefficiente. Questi tagli danno l’impressione di voler tagliare tutto l’organo(di alcuni rispetto a tutti) senza andare a colpire dove effettivamente la parte è cancerogena anzi con la particolare sensazione che a rimetterci è la cosiddetta parte sana perché la parte marcia essendo maggioritaria e facendo “sistema” (se così non fosse, sarebbe stata già eliminata dalla parte buona) tutela se stessa a scapito dell’altra.

Piscicelli Vincenzo

14/07/2012

Il “baratto” delle competenze fonte di benessere ed anticrisi.

Ogni essere umano ha una competenza, un settore in cui eccelle, un qualcosa che sa fare bene ed ha un mercato. Tutti nessuno escluso, giovani, vecchi, anziani, donne, uomini, transessuali, omosessuali, ricchi e poveri hanno uno o più talenti e conoscenze da poter condividere. Può essere la casalinga che sa cucinare, preparare dolci o pulire casa o accudire i bambini o l’anziana che ha nel dna una vita passata nel fare la pasta fresca piuttosto che lavorare all’uncinetto o ricamare, l’anziano che è stato una vita idraulico, medico, commercialista, avvocato, falegname, muratore, calzolaio o barbiere ormai in pensione o ancora in attività che non si è venduto totalmente al Dio “profitto”. La ragazza giovane che ha studiato e può assistere ed aiutare gli studenti o il ragazzo che sa giocare a calcio, a pallavolo o allenare il corpo in palestra. I casi sarebbero infiniti come infinite sono le potenzialità culturali e sociali che le persone possono mettere in gioco, soprattutto in questo periodo di grave crisi, senza per questo entrare nel mondo del commercio e sottostare a regole di profitto economico. Fare qualcosa che piace perché la si sa fare, la si desidera fare per trasmettere qualcosa e non per ottenere qualcosa. Un dare senza aspettative e senza mercificare o quantificare il proprio lavoro ma valorizzarlo per la propria soddisfazione interiore e perché si soddisfa il bisogno di un altro essere umano. Un dare con guadagno interiore per due(e forse per tutta la società) senza valori economici/monetari. Tali comportamenti generano degli effetti sociali ed umani positivi che danno un senso di utilità ed importanza a tutti, perché nessuno è escluso dal baratto e tutti provano un senso di uguaglianza perché nello scambio multilaterale ognuno offre qualcosa, ognuno guadagna qualcosa ma non si crea quello scambio diretto che porta l’uno a ritenersi superiore o inferiore all’altro. Lo scambio tra due soggetti in forma diretta, ovvero tu dai/fai una cosa a me ed io do/faccio una cosa a te è uno scambio mercantile che inconsciamente porta sempre l’uno o l’altro ad avere un’idea di essere in credito o in debito verso l’altro(oltre a configurarsi come ipotesi di lavoro sommerso) invece lo scambio multilaterale tramite un’associazione senza scopo di lucro che lo regola evita il crearsi di meccanismi di credito/debito sia esso di tipo morale o economico perché il soggetto A riceve dal soggetto B,C,D e ricambia ai soggetti Z,Y,W e questi a loro volta interagiranno con i soggetti P,S,Q che a loro volta interagiranno con i soggetti A,Z,U e così via, tanto da creare una serie di intrecci con effetti positivi e senza controindicazioni.

Piscicelli Vincenzo