22/08/2012

A Canosa di Puglia in scena le marionette della Compagnia “Rinaldo in campo”

maria,assunta,canosa,puglia,chiesa,bartolocarbone,boemondo,teatro,pupi,marionette,bartolocarbone,piscicellivincenzoA conclusione dei festeggiamenti in onore di Maria SS. Assunta, domenica 26 agosto, a partire dalle ore 20,00 a Canosa di Puglia (BT) sul sagrato della Chiesa, sono in programma:

- la consegna degli attestati di partecipazione all’allestimento degli Altarini dell’Assunta, rievocativi della tradizione popolare di fede, fortemente sostenuta da don Michele Malcangio e da molti  cultori locali di questa forma di arte di strada;

- l’attesissimo  spettacolo “Boemondo, l’eroe dimenticato della Ia Crociata”, a cura della  Compagnia del Teatro di pupi e marionette  “Rinaldo in campo” di Corato (BA) .

Suscitano sempre grande entusiasmo, gli spettacoli di pupi e marionette che portano la memoria indietro nel tempo ai rulli di tamburi del teatro di figura ispirato alla letteratura epico-cavalleresca: alle lotte tra Saraceni e Cristiani nel Medioevo, alle avventure di Orlando e Rinaldo,  divenuti popolari nella  seconda metà del XIX secolo. Dal 2003,  la Compagnia “Rinaldo in campo” è impegnata a valorizzare e promuovere il teatro di figura, quale mezzo educativo e formativo, attraverso  due filoni narrativi,  quello fiabesco e quello epico. In questi anni ha portato in scena nei teatri,  nelle scuole e nelle piazze, spettacoli interessanti come Pinnocchio, Cenerentola, La Bella Addormentata, Cappuccetto Rosso, La Lampada di Aladino, Il Gatto con gli stivali, Excalibur e quelli ancora  più impegnativi come  La Disfida di Barletta, La Battaglia di Roncisvalle e la storia di Boemondo d’Altavilla, eroe dimenticato della prima Crociata,  immortalato dalla poesia epica in ben sei poemi tra cui “La Gerusalemme Liberata” del Tasso.

La storia narra che Boemondo I d’Altavilla nacque poco dopo  il 1050 da Roberto il Guiscardo (Duca di Puglia e Calabria) e dalla sua prima moglie Alberada di Buonalbergo, ripudiata in seguito per la bella Sighelgaita, principessa longobarda di Salerno. Il padre lo chiamò Boemondo “unde boat mundus” (di cui risuona il mondo), per ricordare un leggendario gigante che portava tale nome. Eroe della prima crociata per aver vinto innumerevoli battaglie ed essersi distinto nella presa di Antiochia della quale ne divenne  Principe nel 1098. Ritiratosi a Salerno per curarsi una brutta ferita, fu fatto avvelenare dalla crudele matrigna Sighelgaita, temendo che  salisse al trono al posto del proprio figlio Ruggero il Normanno. Boemondo devotissimo di San Sabino, protettore degli avvelenati, invocò il suo aiuto e si salvò. Dopo una vita avventurosa e movimentata morì nel 1111 e, per suo volere, fu sepolto accanto alla Cattedrale di San Sabino a Canosa di Puglia. Il Mausoleo fatto costruire  dalla moglie Costanza di Francia, unico in occidente, di ispirazione islamica - siriana,  riproduce il Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Per l’esperto professore Cataldo Mosca, direttore artistico della compagnia “Rinaldo in campo”, non è stato facile redigere la stesura del testo dello spettacolo dedicato a Boemondo, a causa della carenza di testimonianze storiche e di trame teatrali, ad eccezione delle due importanti fonti consultate : “Boemondo d’Altavilla, principe di Antiochia” del professor Giuseppe  Morea e la “Storia delle Crociate” di Roberto Gervasio. Ci sono voluti mesi di studio ed intenso lavoro per costruire il testo teatrale nelle sue specificità per marionette e racchiudere le tappe significative della vita dell’eroe  Boemondo ed il suo ruolo nell’ambito della prima Crociata. Lo spettacolo unico nel suo genere, diretto ad un pubblico di bambini e adulti, è stato organizzato in occasione delle celebrazioni del novecentenario della morte di Boemondo d’Altavilla (1111-2011) svoltesi l’anno scorso a Canosa di Puglia(BT).

A manovrare le marionette nello spettacolo itinerante di domenica prossima a Canosa, accanto al professor  Cataldo Mosca, regista ed autore dei testi, ci saranno: il fratello Giuseppe, le figlie Antonella e Mariangela, la nipotina Giulia, Piergiorgio Sarcina, Riccardo Varesano e Marina Quatela che con passione e dedizione consentono a questa tradizione di rimanere ancora in vita. C’è un sodalizio collaudato dall’ammirazione e dall’amicizia tra la compagnia coratina  e la parrocchia di Maria SS. Assunta infatti, i pupi e le marionette di “Rinaldo in campo” sono già stati protagonisti negli anni passati con altri spettacoli di rilievo come “Excalibur”, “Piripicchio” e “Guerin Meschino” che in modo semplice e accattivante hanno attirato le attenzioni e gli applausi meritati del  pubblico canosino. Bartolo Carbone

25/07/2012

Uomini 2.0, quale futuro per il maschio e la donna del terzo millennio.

Il ruolo sociale dell’uomo e della donna dei nostri giorni è cambiato lasciando che si perdesse la propria identità storica, culturale e sociale. Una identità influenzata dalla cultura cattolica. L’evoluzione è sempre positiva in quanto naturale e frutto dell’ adattabilità ai tempi moderni ma sembra che ciò abbia prodotto dei conflitti di identità nella propria e nell’altrui personalità. Si sente sempre più spesso le donne giovani dire: “gli uomini di una volta non ci sono più”. Ascolto e mi chiedo ma come erano gli uomini di una volta? E gli uomini giovani dire: “le donne di una volta non ci sono più”. Ascolto e mi chiedo ma come erano le donne di una volta? Poi ascolto donne anziane o che sono uscite, realizzandosi indipendentemente dall’uomo, dai ruoli di casalinga, di madre e di moglie nel mondo sociale, esprimendo idee, talenti, capacità manageriali, artistiche, professionali ed umanitarie che criticano, la mentalità, la morale, gli uomini e le donne di una volta. Ricordando concetti come il femminismo o una società maschilista. Gli uomini erano considerati forti e padroni, quelli che indirizzavano e guidavano la famiglia. Le donne quelle che gestivano la famiglia secondo le direttive ricevute dall’educazione e dall’uomo. Seppure molte di queste raccontano: “lasciavamo agli uomini l’illusione di comandare ma di fatto eravamo noi a decidere”. Molto più probabile che le giovani generazioni di uomini e donne hanno mediato un’idea dell’uomo e della donna di una volta che è diversa dalla complessità della realtà e la sintesi in positivo di alcuni aspetti dell’intera personalità che prendono come modello e paragonano a quelli di oggi. La realtà sociale non è mai quella personale (ognuno vive lo stesso evento in modo diverso) e le sintesi sono sempre parziali e criticabili. Tanto è vero che molte donne e meno uomini raccontano di una realtà ben diversa dove l’uomo era considerato il padrone e la donna succube e vittima. Anche questa è una visione della realtà molto parziale. Tutte le categorizzazioni di massa contengono alcuni aspetti di verità ed altrettanta menzogna. Il ricordo è sempre condizionato e quindi falsato. Il discorso in un contesto generale di cultura sociale si ferma sempre avanti alla soggettività del singolo o della coppia. L’uomo di ieri viveva di un’idea in un determinato contesto culturale ed a quella idea veniva paragonato. La donna di ieri viveva di un’idea in un determinato contesto culturale ed a quella veniva paragonata. Quelli che erano più o meno distanti da quei modelli erano criticati. Ieri come oggi. Il diverso dalla massa più che come eccezione positiva è visto come eccezione negativa. Le idee di massa sono per lo più deleterie perché limitano, criticano ed offendono le diversità e tendono ad una uniformità di giudizio irreale che lede il diritto fondamentale dell’essere umano: la libertà di essere come si è.

 

Piscicelli Vincenzo

22/07/2012

I matrimoni hanno senso più oggi che ieri grazie all’istituzionalizzazione e diffusione del divorzio.

Si suol dire, con orgoglio,  che un tempo i matrimoni duravano tutta la vita confondendo il senso  astratto, cattolico/sociale con quello reale del significato matrimonio. Avrebbero dovuto correttamente dire: “i matrimoni duravano di più perché le persone erano più reticenti a divorziare e la donna era succube e vittima dell’ignoranza e della prepotenza del maschio e della cultura cattolica” ma di fatto i matrimoni perdevano il loro significato giorno dopo giorno ieri come oggi. Il divorzio non è assolutamente una perdita di valori come qualcuno sostiene ma il rispetto della propria volontà reale ed attuale in contrasto con gli obblighi morali ed astratti ma irreali e contro Natura imposti dalla società e dalla Chiesa. Il matrimonio è una scelta libera dell’uomo e della donna di fondare una famiglia (che dovrebbe essere basata sull’amore, sul desiderio, sul piacere e sulla condivisione di un ideale di futuro comune) che può durare il tempo che dura non per questo perdendo di valore ma non può durare tutta la vita perchè non esiste spontaneamente in Natura. Più si allunga la speranza di vita e più il matrimonio “per sempre” perde il suo senso come dimostra la realtà della società. Anzi si può dire che oggi grazie al divorzio il matrimonio ha ritrovato un senso di maggiore verità. I divorzi aumentano esponenzialmente di anno in anno e quindi vuol dire che il matrimonio ha sempre più successo e significato per il tempo che dura indipendentemente dalle forzature economiche, familiari, culturali e sociali. Il divorzio certifica la fine dell’unione(e di fatto la pregressa esistenza della stessa) ovvero leva il velo di ipocrisia e falsità che regna in molte famiglie ed in  molte coppie che convivono ma il matrimonio di amore, condivisione e comprensione di fatto ha esaurito la sua funzione ed il suo senso. L’apparenza del vivere insieme del condividere lo stesso tetto o la divisione degli obblighi casalinghi piuttosto  che familiari e sociali non certifica l’esistenza e la vivacità del matrimonio ma solo la sua manifestazione apparente. Ovvero quel misto di ipocrisia e falsità che crea disagi e difficoltà nelle persone, nelle famiglie(soprattutto nei figli) e nella società. La causa principale del fallimento del matrimonio è da ricercare nel fatto che spesso le persone si sposano senza che ne siano consapevoli, per fuggire da una situazione preesistente non piacevole, perché lo richiede la famiglia e la società, perché ad una certa età se non sei sposato sei uno sfigato o hai qualcosa che non va, per colmare un vuoto interiore, per appoggiarsi a qualcuno, per colmare dei bisogni interiori o materiali, perché non si trova lavoro, perché con il tempo la donna perde di bellezza e valore, perché in un Paese dove la religione cattolica, i cui precetti nessuno o solo pochi seguono, ha un peso rilevante, perché si è innamorati ma l’amore finisce e non si ha il coraggio di ammetterlo. E tanti altri perché che nulla hanno a che vedere con l’amore, con il senso di famiglia e con il compagno. Un tempo, quando la vita aveva una durata molto inferiore a quella di oggi il matrimonio aveva un senso “di durare per tutta la vita” oggi con l’allungarsi della vita questo senso è un’incredibile falsità. Il matrimonio consacra la nascita di una famiglia basata sull’amore e sul desiderio sessuale sia essa tra eterosessuali che omosessuali e trova la sua completezza nel divorzio che ne celebra la fine come la nascita trova la sua completezza nella morte(fisica) per ripetersi in altri cicli di vita.

Piscicelli Vincenzo

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