13/08/2009

Sole fa rima con amore….

L’estate, il caldo, il mare, le giornate più lunghe, i corpi maggiormente esposti che attirano l’attenzione del sesso opposto, la maggiore libertà dagli impegni quotidiani, la voglia di trasgredire e lasciarsi andare, aumentano la possibilità di fare nuove conoscenze, di vivere brevi ma intensi flirt o cominciare nuove storie d’amore. Allo stesso tempo durante il periodo di ferie, le coppie “provano” la validità e la stabilità della propria unione. Lo stare più tempo insieme e l’avere più libertà permette di conoscere meglio chi si ha vicino, al di la del suo “ruolo” quotidiano ma anche di conoscere noi stessi in quanto si è a contatto con la nostra intimità ed i desideri più profondi. Se la primavera segna il risveglio dei sensi, l’estate rappresenta la maturazione dei propri sentimenti e dei desideri inconsci. Comunque vada, è sempre positivo, sia che  un rapporto finisce - in quanto il prolungare un qualcosa che non appaga, distrugge da dentro chi lo vive -  sia che nasce una nuova relazione. Non c’è nulla di più bello e di positivo che innamorarsi, a qualsiasi età.  L’amore non ha tempo, non ha misure e tutti lo possono provare, siano essi ricchi, poveri e di ogni genere o razze. L’amore disponibile per tutti quelli che “vivono” e che sono aperti agli altri, al diverso, all’imprevisto ed al mistero della vita. Chi è innamorato è riconoscibile e lo si percepisce.  L’innamoramento ci cambia la vita e ci trasforma. I giudizi e le valutazioni passano in secondo piano, le sensazioni e le emozioni prendono il sopravento, la fantasia e l’immaginazione si rigenerano prendendo il posto della razionalità. Le regole imposte dai genitori e/o dalla società vengono messe in discussione e a volte abbandonate. Ci sentiamo pieni di energia, padroni del mondo e tutto ci diventa possibile. L’effetto dell’innamoramento è come un ciclone che spazza via le abitudini e la noia della quotidianità. Diventiamo più creativi e lo stress da lavoro diminuisce. Questi cambiamenti toccano  gli ambiti più diversi di chi lo vive, dal rapporto con se stessi e con il proprio corpo a quello con chi gli è vicino. Nei rapporti interpersonali, anche gli “antipatici” diventano un po’ più “simpatici”, tendiamo a comprendere di più tutti e siamo più tolleranti. Tutto della nostra vita assume contorni e colori diversi diventando tenui, vivi, pastello e  quei rumori che udivamo e ci infastidivano diventano quasi piacevoli e musicali, perchè ascoltiamo solo la voce del cuore. Se la relazione è appagante, è il corpo che c’è lo dice, gli occhi sono più luminosi, il viso diventa radioso, la pelle più liscia, ci sentiamo bene, viviamo una situazione di benessere diffusa in tutto il corpo, recuperiamo il nostro peso forma (l’amore compensa quelle insoddisfazioni, che prima colmavamo col cibo), la sera si tarda a prendere sonno e ci si sveglia presto la mattina eppure ci si sente pieni di energia. Basta sentire la voce dell’amato che anche se stanchissimi, ci riprendiamo e siamo pronti ad uscire con lui. Una luce calda che nasce dentro di noi illumina tutto ciò con cui veniamo a contatto. I benefici dell’amore non colgono solo chi lo vive, ma anche tutti gli altri che hanno la fortuna di essergli vicino, è come un sole che irradia tutti di luce e calore… la luce ed il calore dell’amore.

13/10/2008

La salute dei piedi è la base del benessere psicofisico.

I piedi da sempre nella storia hanno avuto particolare importanza per il valore simbolico che hanno assunto ed ancora assumono, anche se il loro significato si è modificato nel tempo. Era segno di sottomissione per gli schiavi, lavare i piedi ai padroni che al contrario in questo gesto manifestavano il loro potere. Era segno di rispetto, in diverse culture religiose, entrare nei luoghi sacri senza calzature. Era ed è segno di umiltà “lavare i piedi” in occasione del giovedì santo, secondo l'esempio dato da Gesù, che aveva lavato i piedi agli apostoli. Ma è stata la moda, che si è occupata di valorizzare i piedi, sopratutto delle donne, mettendoli in risalto con i tacchi alti o con scarpe scoperte oltre ad abbellirli con anelli e fini cavigliere, ed esaltando le estremità laccando le unghia con gli smalti colorati e negli ultimi anni con i tatuaggi e con i “french”. Tutto ciòè diventato anche un riconoscersi attraverso dei simboli, creando un modo di comunicare: per molti due anelli indossati sul secondo dito di entrambi i piedi comunicano l'essere sposati, così come è di uso comune identificare le signore che svolgono il mestiere più antico del mondo dall'anello che orna l'ultimo dito del piede. Ultimo dito, che secondo alcune scuole di fisiognomica e di riflessologia plantare è il dito della sessualità. La massima espressione del fascino dei piedi femminili si ha in ambito sessuale, dove le estremità diventano oggetto di desiderio e per molti di vero culto in diverse pratiche erotiche. I piedi possono essere baciati, annusati, massaggiati, accarezzati e leccati per stimolare i diversi punti erogeni situati sopratutto sotto il tallone ed in corrispondenza dell'alluce. Il culto dei piedi può divenire feticismo se l'intenso desiderio sessuale è rivolto esclusivamente o prevalente per questa parte del corpo. Per i feticisti le estremità hanno un'importanza pari a quelle delle altre zone erogene considerate “normali”. Purtroppo, spesso, l'esaltazione del piede con tacchi vertiginosi e scarpe belle ed eleganti ma poco comode si è rivelata dannosa per la salute di tutto il corpo. Un piede sano è sensuale, attraente ed è anche determinante per avere una bella andatura, un atteggiamento disinvolto, una colonna vertebrale diritta ed una postura corretta, che permette anche di affrontare la vita nel miglior modo possibile. Al contrario il mal di piedi porta a modificare il portamento, il modo di camminare e di riflesso il modo con cui affrontiamo la vita. In quanto i piedi rappresentano il microcosmo ovvero una mappa in miniatura di tutto il corpo, dove vengono rappresentati organi ed apparati. E ci danno notizie sulle disfunzioni organiche, sulla costituzione, sul carattere, sulle nostre attitudini, sulla nostra parte emozionale (dolori, preoccupazioni, paure, ecc.) rivelando la nostra storia, il nostro presente e qualche indizio anche del nostro futuro. Il tutto attraverso i segni che vanno letti con una attenta indagine visiva e tattile osservando la struttura, la temperatura, il colore, il tono muscolare, le rughe, le cheratosi ed ogni altro segno e screpolatura; così come ci insegna la riflessologia plantare e la fisiognomica del piede. Ogni piede è diverso dall'altro ed ha delle caratteristiche uniche e riconoscibili. In psicosomatica i piedi assumono diversi significati e rappresentano: le nostre radici e quindi il rapporto con la realtà (l’avere una buona base d’appoggio è sintomatico di stabilità psicofisica); e l’espressione del nostro muoverci nella vita. Alcuni studi hanno dimostrato associazioni sorprendenti tra l’atteggiamento mentale ed il modo di appoggiare i piedi per terra ed hanno evidenziato tre simbologie differenti, corrispondenti alle diverse parti del piede: il tallone è il punto d’appoggio e porta con sé il carico del passato e rappresenta come vive il presente; la parte anteriore è l’appoggio in avanti, cioè il modo in cui si procede nella vita e si guarda al futuro; la parte mediana è il punto dinamico del piede, il passaggio tra presente, passato e futuro, tra la sosta e l’azione, tra ciò che si è e ciò che si vuol diventare. La pianta del piede rappresenta la parte stabile, che non cambia ovvero ciò che uno è. Le dita del piede possono cambiare, perché rappresentano l’evoluzione, la crescita e la trasformazione. Ogni dito rappresenta una funzione dell’uomo: l'alluce, è l'intelletto, ad un alluce grande corrisponde un notevole sviluppo della parte mentale e del pensiero; l'illice rappresenta l’azione; questo dito molto sviluppato è indice si una buona propensione allo sport oppure può indicare buone capacità pratiche, organizzative e leadership. Il trillice è correlato con i valori ed i principi della persona, con la sua parte intuitiva e sensibile. Il pondolo è il centro emozionale ed indica la maturità emotiva della persona. Il minnolo rappresenta la creatività, la sessualità e la passione. Tutti abbiamo un alluce grande ed un quinto dito piccolo, segno, che nell'evoluzione abbiamo sviluppato molto gli aspetti mentali e razionali e poco l’originalità e la creatività. Il piede sinistro rivela il passato, il destro il presente. Il piede sinistro evidenzia il rapporto con se stessi, il piede destro con il mondo. In generale, un problema al piede esprime una difficoltà a stare in equilibrio nella vita che si conduce; una conflittualità o un’incertezza nell’avanzare nella vita, con ridotta libertà di movimento e di scelta. Naturalmente per una attenta lettura è necessario valutare altri particolari, come la posizione che le dita assumono, che lasciamo a chi si occupa professionalmente di Riflessologia Plantare, argomento che affronteremo in un prossimo articolo.

06/07/2008

“Amore, creatività, divertimento e passione un cocktail dimagrante, efficace e naturale.”

Con l’arrivo dell’estate si ripropone il problema dei chili di troppo che culmina con la fatidica “prova costume”. Questo terribile appuntamento emotivo riguarda tutti, anche chi agli occhi degli altri sembra perfetto ed invidiabile. Pertanto si cerca di correre ai ripari cominciando diete “fai da te” dalle aspettative miracolose (che raramente si avverano) spesso integrate con intensa attività fisica che dati i brevi tempi a disposizione non porta ai risultati sperati creando delusione e tristezza. Ciò non vuol dire doversi rassegnare ma, laddove non vi siano cause patologiche che determinano particolari disturbi alimentari, si può affrontare il problema riscoprendo attività piacevoli e rilassanti che appagano i bisogni della nostra interiorità e che quindi non necessitano di essere compensati col cibo. Concettualmente sappiamo perché si ingrassa: “l’obesità è il risultato di uno squilibrio tra l’eccessiva introduzione calorica e il minor dispendio energetico.” Squilibrio che può essere determinato da diverse cause, tra le quali i problemi tiroidei, le disfunzioni di natura endocrina, i disturbi metabolici, i trattamenti farmacologici ed i fattori genetici. Ma essendo degli uomini e non delle macchine e quindi non solo regolati da rigide regole causa/effetto è necessario affrontare questa problematica anche attraverso altre visioni come quella psicosomatica. Seguendo questa interpretazione possiamo dare un senso al grasso, al soprappeso, al perché si mangia in un certo modo e come l’essere di un certo peso influisce anche sulla nostra identità, sul modo di pensare, agire, relazionarci, e trovare delle soluzioni adatte alla singola persona che danno risultati positivi nel tempo perché agiscono sulle cause inconsce che regolano il meccanismo del rapporto col cibo. Esemplificando possiamo dire che: chi mangia in modo automatico ha bisogno di sicurezza ed il cibo ha la funzione di antiansia; chi è particolarmente attratto dai dolci ha il timore di essere abbandonato; chi mangia preferibilmente la notte dopo una giornata di dieta è in lotta tra la ragione e gli istinti. Il grasso ha diverse funzioni simboliche: di barriera e protezione contro le invasioni esterne ed i propri istinti vissuti con conflitto; crea con la sua massa l’idea di un soggetto di “peso” ovvero di “potere”, forte ed autosufficiente ma anche con una zavorra e quindi limitato nell’espressione degli impulsi interiori. Ed assume significati diversi a seconda del posto dove si accumula: se distribuito uniformemente su tutto il corpo è caratteristico di chi è il punto di riferimento per familiari e collaboratori; se accumulato prevalentemente nella parte superiore del corpo a dispetto di una parte inferiore gracile è espressione di chi si assume tutte le responsabilità sulle proprie spalle mentre quando è la parte dei fianchi, dei glutei e delle cosce ad ingrossarsi è espressione tipica di chi ha difficoltà a lasciar fluire l’energia sessuale che si arena nelle masse adipose. Il soggetto in soprappeso è una persona che anche se mangia molto difficilmente si sente sazio o appagato anzi prova una sensazione contemporanea di pesantezza corporea e di vuoto dell’anima; non si sente amato ed in alcuni casi sente di essere rifiutato o raggirato e frustrato. Ha una personalità, a dispetto dell’età, con caratteri infantili che si evidenziano in atteggiamenti come l’ingenuità, l’idealismo ma anche in comportamenti di ripicche ed arrabbiature mai espresse con chiarezza e con la persona o verso la causa reale. Difficilmente riesce ad identificare i propri bisogni reali e spesso insegue obiettivi non suoi che lo portano a fare scelte anche non convenienti. La sua pesantezza fisica caratterizza anche il modo di pensare che risulta essere fermo sulle proprie convinzioni, poco incline al cambiamento ed il modo di vivere dove preferisce una vita comoda dal ritmo tranquillo e protetta dalle proprie abitudini. E col tempo queste caratteristiche si cristallizzano sempre più, fino da diventare l’unica modalità espressiva che standardizza e limita i rapporti con gli altri creando distacco tra il proprio passo lento ed il mondo circostante che prosegue velocemente per la propria strada, portandolo a criticare tutto quello che non rientra nei propri schemi e a vivere in uno stato di insoddisfazione che cerca appagamento nel cibo e quindi nell’accumulo di altra adipe, alimentando un circolo vizioso. Che può essere interrotto rimettendo in moto le energie che regolano naturalmente il fabbisogno energetico con la riscoperta del piacere, della passione sopita, della creatività e lasciando spazio ad una vita più dedicata all’interiorità e meno all’esterno ed ai compiti da eseguire, privilegiando su tutto l’innamoramento e l’amore che se accettato e vissuto liberamente è il più potente dimagrante naturale.

Piscicelli Vincenzo.

27/05/2008

VII Congresso Nazionale di Naturopatia: “Il naturopata la depurazione”

Si è da poco concluso, il “VII  Congresso Nazionale di Naturopatia”, organizzato dall’ Istituto Riza  a Milano, con il tema “Il naturopata e la depurazione”. Il congresso è cominciato sabato mattina con l’introduzione del tema nella conferenza “Come ridare purezza al corpo e alla mente”, alla quale sono intervenuti gli organizzatori ed insegnanti, quali i dottori V.Caprioglio,U.Solimene, E. Minelli, R. Morelli. Per poi proseguire il pomeriggio, l’intera giornata di domenica e lunedì con i workshop pratici della durata di circa due ore caduno e con il seminario “L’energia delle risorse interiori”. Il tema dell’inquinamento ambientale e la relativa depurazione è un problema molto sentito dalla gente, spaventata dal costante aumento dello smog, dal peggioramento della qualità dell’aria e dall’aumento delle allergie. L’Istituto Riza vicino alle problematiche che riguardano il benessere della persona secondo le leggi della natura e cosciente che l’inquinamento di cui siamo vittime e/o carnefici non riguarda solo l’aspetto esteriore della persona ma che esiste anche un’intossicazione dell’anima, inquinata dai troppi pensieri ha proposto dei workshop atti a stimolare le nostre risorse psicofisiche ed eliminare le identità superficiali per lasciare libera espressione al Sé. E quando la nostra interiorità non è inquinata il nostro organismo manifesta capacità autoterapeutiche straordinarie. In questo contesto il naturopata, attraverso le tecniche della medicina non convenzionale, può offrire un prezioso contributo al benessere dell’individuo, aiutando a stimolare e potenziare in modo naturale le difese dell’organismo fisiologicamente presenti. Nella tre giorni di incontri tutti i partecipanti hanno provato quel che veniva detto teoricamente per poi confrontarsi liberamente sulle sensazioni provate e sull’esperienza emozionale vissuta. Tra i sette interessanti incontri tenuti da naturopati e psichiatri o psicoterapeuti esperti del settore hanno riscosso particolarmente successo quelli tenuti dai dottori R.Morelli, V.Caprioglio e D.Marafante. Nel Workshop “Come eliminare le tossine mentali”, condotto dallo psichiatra Raffaele Morelli, dopo l’introduzione in cui ha ricordato che “come le tossine si depositano negli organi, allo stesso modo nell’ambito sottile e rarefatto del tessuto nervoso si depositano immagini “sbagliate” che condizionano e inquinano il mentale… Convinzioni mutuate da altri, identità fittizie, obiettivi comuni ai più … che inquinano la mente ed impediscono alla nostra unicità di affermarsi” ha guidato particolari esercizi che hanno la funzione individuare la nostra immagine-guida, liberando la mente da ogni genere di impronta fuorviante”. Nell’incontro “Il profumo che purifica” condotto dalla dottoressa Daniela Marafante sono stati provati degli aromi che diffusi nell’aria, respirati o debitamente massaggiati in alcuni punti del corpo consentono di “trasmutare” il disagio in benessere. Mentre il dottor Vittorio Caprioglio nel workshop “la depurazione attraverso l’acqua” ha fatto sperimentare come i fiori di loto, la ninfea e la rosa, portati su specifici punti del corpo producono nel cervello stati di coscienza a-temporali capaci di risvegliare energie arcaiche incontaminate.  

Piscicelli Vincenzo.

19/05/2008

Il coraggio di essere se stessi.

Per quanto possiamo essere capaci, abili ed intelligenti abbiamo bisogno di essere coraggiosi per affrontare e superare le situazioni, a volte piacevoli ed a volte impegnative, dure ed impreviste che la vita ci pone davanti. Secondo il pensiero popolare, il coraggio è una caratteristica fondamentalmente  maschile, a tal punto che per molti è segno di distinzione tra chi, anche se maschio,  è definibile “uomo” e  chi “senza attributi”, in quanto credono che l’uomo deve essere come un leone, forte, coraggioso e senza paura. In realtà questa visione non solo è una falsa discriminante tra i diversi sessi ma ci allontana dal vero significato che questa virtù rappresenta. Il “coraggio” è  quella forza interiore definita “forza d’animo” che permette a chi ne è dotato di non sbigottirsi di fronte ai pericoli, di affrontare con serenità i rischi, di non abbattersi per dolori fisici o morali, più in generale, permette di affrontare a viso aperto la sofferenza, il pericolo, l'incertezza e l'intimidazione e allo stesso tempo di essere coscienti e responsabili e quindi di tirarsi indietro quando è necessario. Pertanto avere coraggio non significa non provare paura ma significa essere pienamente consapevoli della paura ed avere la forza d’animo per affrontarla. Il coraggio è di solito determinato da una predisposizione personale o dato dalla forza di disperazione quando è cieco ed incosciente, tipico di chi si trova in una situazione disperata. E’ necessario non confonderlo con l’essere temerario ovvero con l’essere sprezzante del pericolo in modo imprudente, sconsiderato, avventato, precipitoso, privo di consapevolezza e di senso di responsabilità perché non tiene conto delle conseguenze delle azioni e non contempla una visione obiettiva delle proprie effettive capacità. Da ciò si evince che il saper cedere, il riuscire ad arrendersi e accettare di dire no è dimostrazione di coraggio e se, quando si è osservato bene e serenamente la situazione complessiva, si decide di non affrontare la prova non ci si deve sentire dei codardi o dei falliti ma semplicemente realisti e dotati di senso di responsabilità. Essere responsabili significa che qualsiasi sia il risultato, buono o cattivo, qualsiasi cosa accade non può essere imputata  ad altri o a cause esterne, ma solo a se stessi. Purtroppo, anche se essere coraggiosi è fondamentale per vivere, non è possibile diventarlo per imposizione o per comando ma è possibile divenirlo attraverso l’osservazione di se stessi. In quanto il coraggio ha un suo pilastro nell’autostima che si fonda sulla consapevolezza che nasce dall’osservazione neutra, serena e priva di giudizi di se stessi, essenziale per auto-comprendersi e scegliere  di agire o non agire in modo consapevole. Inoltre chi vuole diventare coraggioso deve abbandonare il pensiero che le cose vanno sempre allo stesso modo e non si deve adagiare nell’abitudine e/o perdersi nella paura di rischiare, ricordando che anche al migliore prima o poi tocca la sconfitta ma che si rialza, analizza la situazione, apporta le opportune variazioni di strategia e riprende il proprio cammino. Vero è, che il rialzarsi richiede di stringere i denti, di resistere al dolore, alla fatica ed alla disperazione. Uno sforzo impegnativo e gravoso che, chi si arrende auto-commiserandosi, mascherando la paura di rimettersi in discussione e di affrontare il nuovo, non deve compiere. Nella società odierna l’essere coraggioso consta sempre più in manifestazioni esteriori tendenti all’apparire e/o all’avere e sempre meno all’espressione della propria unicità, che può avvenire attraverso l’assunzione di responsabilità delle proprie azioni, sostenendo e difendendo apertamente, senza reticenze le proprie opinioni anche a costo di ricavarne un danno. Si preferisce accettare e seguire le idee della massa o quanto meno non contrastarle per poi auto-commiserarsi e sentirsi vittima di un mondo ingiusto che non potrà mai cambiare. Ma seguendo l’onda del più forte, si abbassa la testa e giorno dopo giorno si chiude l’anima fino a soffocarla dietro una finta apparenza. Così facendo si perde l’identità e la libertà. E quando si perdono queste, abbiamo perso tutto. Non si vive più, non si è più creativi, si diventa come delle barche in balia delle onde di un mare in tempesta che le travolgono. Lo ha detto chiaramente il giudice Giovanni Falcone:Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno.” E come ha scritto lo psicologo Francesco Alberoni nel libro “Abbiate coraggio”: “E’ nei momenti in cui perdiamo, in cui tutto va male, in cui veniamo ingannati, che viene fuori la statura morale dell’individuo e chi si auto-commisera, chi non sa rialzarsi dopo una sconfitta, è destinato alla sconfitta.”

Piscicelli Vincenzo

08/05/2008

Il corpo ci parla continuamente e non mente mai.

E’ errore comune intendere il comunicare con il solo parlare, tanto è che quando due persone dialogano ed una di esse sta zitta, l’altra gli dice: “parla, vuoi  rispondere?” Ciò dimostra che costui non sa o non vuole accettare, che anche il silenzio è comunicazione e che l’osservazione del corpo e dei suoi movimenti e micromovimenti vale più di tante parole. La conferma è data dallo psicologo Albert Mehrabian, studioso del linguaggio non verbale, che ha constatato che solo il  7% di tutte le informazioni che comunichiamo, passa attraverso le parole, il resto equivalente al 93% è tutta comunicazione non verbale e si divide in un 38% trasmesso dal tono della voce e un 55% che è il linguaggio del corpo. Si deduce che in qualsiasi momento anche quando siano soli, comunichiamo  quello che in quel momento proviamo emotivamente. Quindi è fondamentale, per una comunicazione, vera ed efficace imparare la comunicazione non verbale. Molti, non conoscendo il linguaggio del corpo, non si accorgono che spesso a parole dicono una cosa ma che con i gesti,  attraverso la posizione del corpo ed il movimento dello stesso nello spazio, lo sguardo e le espressioni del volto,  i tic, i movimenti delle pupille o la tensione muscolare delle mascelle, del busto, delle braccia, delle gambe, dice il contrario. Studiando la comunicazione non verbale ed in particolare il linguaggio del corpo conosco l’importanza di ciò che si attualizza nei rapporti personali e sociali e capisco chi realmente ho di fronte, se mi sta mentendo o meno e che emozioni prova in quel momento come vergogna, rabbia, gioia,dolore, invidia, ecc... Certo è più semplice se l’interlocutore lo si conosce da molto tempo, anche perché molte persone sono coscienti del linguaggio non verbale e nel breve periodo attualizzano un forte autocontrollo (che è possibile smascherare solo essendo attentissimi ai micromovimenti del volto) ma con il trascorrere del tempo il mantenere l’autocontrollo diventa sempre più difficile e quindi è più facile scoprire le vere emozioni ed intenzioni che ha. Noi preferiamo utilizzare solo le parole, perché possiamo controllarle, dandogli lo scopo che vogliamo infatti con esse attacchiamo, mentiamo, ci difendiamo (ecc…) e di riflesso indirizziamo la risposta del nostro interlocutore, ma ciò porta ad una comunicazione, nel migliore dei casi, formale, fredda, superficiale ed inutile. Al contrario il corpo è incontrollabile e non mente mai, rivelando impietosamente a noi stessi e agli altri i nostri veri sentimenti ed intenzioni. I bambini sono dei maestri nell’intuire il linguaggio del corpo, tanto è che subito colgono la verità emotiva di quello che comunichiamo loro, indipendentemente dalle parole dette, perché sono più vicini alle emozioni di quanto non lo siamo noi. Dovremmo imparare da loro, invece che criticarli o metterli da parte o zittirli con la nostra prepotenza ed arroganza, quando li definiamo piccoli e pensiamo che loro non capiscano. Certo, non sono in grado di capire la ragione dei nostri comportamenti o la gravità dei problemi, ma percepiscono il nostro stato d’animo. E come dice Alexander Lowen, medico psicanalista, fondatore della bioenergetica e allievo di Wilhem Reich, “Il carattere dell’individuo che si manifesta nel comportamento è ritratto sul piano somatico della forma e del movimento del corpo. La somma totale delle tensioni muscolari vista come un tutto unico costituisce “l’espressione corporea” dell’organismo.”  Ovvero il corpo rivela attraverso la sua struttura e i suoi movimenti, la sua storia ed il suo presente, i nostri sentimenti più segreti e quelli che non vorremmo mai confessare a nessuno, anche se si manifestano magari solo per un piccolo movimento, per uno sguardo o per un respiro che ci tradisce. Per capire correttamente il linguaggio del corpo dobbiamo allargare lo sguardo e avere uno sguardo di insieme, osservando senza giudizio necessariamente prima noi stessi e poi gli altri. Sguardo di insieme perché ogni singolo distretto corporeo racconta della nostra storia come un pezzetto di un puzzle che ha senso solo se unito a tutti gli altri.

Piscicelli Vincenzo.