28/01/2010

Giulio Cesare Giacobbe: “Come smettere di fare la vittima e non diventare un carnefice”.

vittima e carnefice.JPGUn libro fondamentale per chi, nella società odierna, si sente costantemente vittima di qualcuno o del destino e per chi è carnefice e non se ne accorge ovvero è  un libro per tutti. Infatti se ben riflettiamo a seconda degli eventi e dei momenti, prima o poi, tutti ci sentiamo vittima di una qualche situazione o di qualche persona e se proprio non la identifichiamo nell’una o nell’altra diamo la colpa al destino. Questa visione vittima/carnefice è semplicistica e spesso falsa infatti ad  un esame più attento della realtà ci accorgeremmo che le cose non sono proprio come pensiamo. E pur vero che molti si nascondono dietro l’essere vittima, perché il non esserlo li responsabilizzerebbe e questo pochi lo vogliono. E’ più semplice lamentarsi e vivere da vittima. Ma vivere da vittima non è vita. Lo psicologo e psicoterapeuta Giulio Cesare Giacobbe in questo libro ci porta mano nella mano in questo interessante percorso per farci acquisire uno sguardo diverso e più realistico della vita e, quindi, di porvi i giusti rimedi e soluzioni. Una vita da vittime è deleteria così come una vita da carnefici. Quindi ascoltiamo le parole dell’autore che ci dice:”Se non fare il carnefice è un optional, smettere di fare la vittima è indispensabile, se non vuoi morire di crepacuore. Sembra incredibile ma smettere di fare la vittima dipende da noi. Puoi smettere di fare la vittima in qualunque momento. Dipende solo da te. Dunque datti una mossa. E tanto per cominciare, leggi questo libro.” Ho utilizzato il termine “dire” e non “scrivere” perché sebbene questo è un libro e quindi scritto, l’autore utilizza un linguaggio parlato, semplice ed attuale che arriva a tutti i lettori con l’impressione che dialoghino con l’autore e non che stiano leggendo un libro. La lettura di quanto scritto in alcuni momenti ci donerà attimi di gioia con risate e momenti di consapevolezza e riflessione che ci daranno una nuova energia e visione degli eventi che ci renderanno  pronti ad affrontare il meraviglioso e misterioso percorso chiamato vita: naturalmente senza essere vittime né carnefici.

 

Titolo: “Come smettere di fare la vittima e non diventare un carnefice”

Autore: Giulio Cesare Giacobbe

Editore: Mondadori

11/01/2010

Luigi De Magistris: "Giustizia e Potere".

giustizia e potere.JPGIl libro "Giustizia e Potere"  consta in un'articolata ed interessante intervista del giornalista Sergio Nazzaro all'europarlamentare Luigi De Magistris eletto quale indipendente nelle liste del partito Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Gli argomenti trattati spaziano dalla storia personale dell'ex magistrato fino alle sue idee di uomo politico in un gioco realistico che lo stesso ex magistrato fosse il Presidente del Consiglio dei Ministri. La modalità  utilizzata domandarisposta permette al lettore di individuare l'argomento di suo interesse che consente una facile lettura e una chiarezza di contenuti spesso assente nel linguaggio dei politici. Anche se è capitato di leggere risposte particolarmente lunghe con concetti ripetuti. E' comunque un testo fondamentale per chi vuol conoscere il pensiero politico e l'idea di società  che qualifica Luigi De Magistris. Racconta l’amore per la Calabria, l’opposizione ferma e decisa a  Berlusconi ed alle leggi ad personam o ad personas e la disponibilità a dialogare con  l'opposizione qualora questa si impegna a contrastare la mafia ed i poteri forti come con Angela Napoli del PDL in Calabria. Rivendica più fondi per la magistratura e per le forze di polizia che devono essere valorizzate in quanto sono "un patrimonio indispensabile per la democrazia e per la sicurezza del nostro paese" (no, alla polizia unica; si, ad un solo numero di pronto intervento), così come leggi per snellire i processi per renderli più rapidi. Scrive che non vogliono che la magistratura funzioni bene perché "una magistratura che funziona rende sicuramente un paese meno disuguale e tutela le fasce più deboli". Per la politica estera invoca un federalismo europeo allargato alla Russia; le missioni internazionali devono essere sotto il controllo dell'ONU ed auspica la soluzione del conflitto tra Israele e Palestina, con la nascita dello Stato Palestinese. Sostiene che Giovanni Falcone è stato ammazzato per creare effetti  politici mentre l'omicidio di Paolo Borsellino è stato un omicidio politico del quale ricorda la scomparsa dell'agenda rossa. I suoi esempi di magistrati da seguire, tra gli altri, erano suo padre, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed a Bruxelles dietro  la sua scrivania c'è la foto di Falcone e Borsellino. Per il tema del Lavoro auspica maggiori diritti e tutele per i precari e per il futuro “più mobilità e meno precarietà”. Aggiunge che è necessaria l’innovazione, concorsi e meritocrazia nella Pubblica  Amministrazione. Propone le soluzioni ai problemi dei trasporti, dell’inquinamento ambientale e della sanità. Non tralascia il suo pensiero su come deve essere la futura Italia dei Valori, sottolinea la sintonia con Antonio Di Pietro  ma anche le avversità e le resistenze di una parte del partito al suo impegno politico. E’ rammaricato per non aver ricevuto risposta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla sua lettera di dimissioni dalla Magistratura. Ricorda delle inchieste Poseidone e Why not e della vita sotto scorta. Ma di certo la parte più piacevole è quando Luigi De Magistris parla della sua famiglia, di se stesso dei valori in cui crede.

 

Titolo: Giustizia e Potere

Autore: Luigi De Magistris - Gianni Nazzaro

Editore: Editori Riuniti

12/08/2009

Rosaria Capacchione: “L’oro della Camorra.”

 “Loro della camorra. – Come i boss casalesi sono diventati ricchi e potenti manager. Che influenzano e controllano l’economia di tutta la Penisola, da Casal di Principe al centro di Milano” è l’ultimo lavoro della scrittrice e giornalista de “Il Mattino” di Napoli, Rosaria Capacchione. L’autrice vive sotto scorta, dopo che dal marzo 2008 è stata minacciata di morte durante il processo denominato Spartacus contro i casalesi, insieme allo scrittore Roberto Saviano autore di “Gomorra” ed al magistrato Raffaele Cantone ex pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Di cosa tratta il libro è riassunto nel titolo che Rosaria Capacchione ha scelto ma la particolarità per cui è utile leggerlo consta nello stile documentale utilizzato che permette al lettore di capire i fatti, non più costituiti solo da morti ammazzati per strada o da guerre tra bande, ma anche il nuovo volto della criminalità organizzata che si mischia con la parte sana del paese fino a contaggiarla e distruggerla. Cita i nomi dei boss, come Michele Zagaria, Francesco Bidognetti, Antonio Iovine, Francesco Schiamone che partiti da Casal di Principe sono arrivati alla Milano finanziaria, diventando manager importanti e ricchi. E non si limita a loro, racconta di tutto quello che ruotava intorno alle loro figure con dovizia e precisione di chi conosce i fatti di camorra., per concludere con la trascrizione della sentenza Bazzini-Zagaria, con le deliberazioni di condanna e calcolo delle pene per i singoli imputati, con l’elenco dei beni sequestrati a conclusione del processo Spartacus e con tante altre informazioni ufficiali di quanto ha precedentemente raccontato. Il suo lavoro di cronista e conoscitrice delle storie di camorra le è costata la minaccia di morte perché, come scrive Franco Roberti coordinatore della DDA di Napoli: “I Casalesi odiano anche gli scrittori che fanno conoscere a tutto il mondo il loro vero volto.”

Titolo: L’oro della Camorra.

Autore: Rosaria Capacchione

Editore: Rizzoli collana Bur

Costo: 10,00 euro

05/08/2009

Dora Liguori: “Memento Domine”

DSCN0616_Ridimensionato.JPG“Memento Domine – Le verità negate sulla tragedia del Sud fra Borbone, Savoia e briganti” è l’ultimo lavoro della scrittrice e musicista Dora Liguri. Con “Memento Domine (Ricordati, o Signore)”, l’autrice vuole ricordare il genocidio operato nel Sud Italia dal 1860 al 1863 ad opera dei Savoia per costruire, con il sangue della popolazione inerme, il nuovo Regno d’Italia. Anche se è un romanzo e non un saggio storico, gli avvenimenti che corredano il nucleo della vicenda sono tutti storicamente accertati e documentati, come la stessa autrice scrive nella prefazione. Il racconto è avvincente ed interessante in quanto la scrittrice narra una visione diversa di tutto quello che ha preceduto l’unificazione di Italia, dalle mire espansionistiche di Vittorio Emanuele II di Savoia re del Piemonte, all’interesse dell’Inghilterra ad avere il controllo economico e commerciale sul mediterraneo, alla guerra fomentata da Giuseppe Mazzini e condotta tra gli altri da Giuseppe Garibaldi con i suoi famosi mille, all’inettitudine di alcuni comandanti spagnoli, al potere della massoneria internazionale, alle sofferenze dei popoli del sud, alla distruzione di un benessere, anche culturale, vissuto sotto i Borbone di Spagna, alla depredazione delle ricchezze del sud poi portate al nord. Le domande, che spontaneamente nascono nel lettore, in quanto la storia letta si scontra con i ricordi di quanto raccontato sui testi di storia utilizzati a scuola, sono tante: gli italiani veramente volevano l’unificazione d’Italia? Come Giuseppe Garibaldi è riuscito a passare indenne tra le file delle navi spagnole? I soldi, della banca della Sicilia e della banca di Napoli, dove sono finiti? Dora Liguri fornisce in queste pagine le sue risposte che rendono più comprensibile come certi avvenimenti possono essere accaduti anche se smitizza l’eroismo di alcuni personaggi come Giuseppe Garibaldi ed i suoi mille dalla camicia rossa ma soprattutto fa crollare la giustificazione dei Savoia alla guerra che si mostra essere una copertura per nascondere il vero motivo: le mire espansionistiche dei Savoia, il controllo sul mediterraneo degli inglesi e le ricchezze del Sud. La frase conclusiva, che l’autrice scrive nel retro copertina, è tristemente amara ma di una disarmante e reale attualità: “La sconfitta non consentirà mai più, anche nell’arco dei decenni successivi, al Sud di riprendersi ed ai sopravvissuti lascerà solo un’amara scelta: l’emigrazione.”


Titolo: Memento Domine.

Autore: Dora Liguori

Editore: Sibilla editrice

Costo: 15.00 euro

01/08/2009

Raffaele Cantone: “Solo per giustizia”.

 

Solo per giustizia – Vita di un magistrato contro la camorra” è il titolo del libro scritto dal napoletano Raffaele Cantone attualmente magistrato presso il Massimario della Cassazione ma conosciuto per il ruolo svolto come sostituto procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Il “professore”, questo è il soprannome che gli hanno affibbiato i colleghi per la sua bravura nello scrivere numerosi articoli giuridici ed alcune monografie in materia di diritto penale sostanziale e processuale, è anche collaboratore della Commissione parlamentare antimafia e scrive articoli per il giornale “Il Mattino” di Napoli. Il libro è il racconto della sua vita di ragazzo vissuto a Giugliano con aspirazioni e desideri cresciuti in una città ad alto tasso di criminalità organizzata, prima laureato in giurisprudenza che ambiva a diventare avvocato, poi uditore giudiziario, pubblico ministero presso la “Procurina” e successivamente con lo stesso ruolo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dove si è occupato di criminalità organizzata della zona del casertano. L’autore, con toni pacati che arrivano dritti al cuore, racconta la sua esperienza attraverso le emozioni che provava quando otteneva un risultato positivo e vincente contro la camorra o quando è stato calunniato e rischiava di non essere più credibile fino a quando ha lasciato il suo ufficio della DDA, i colleghi, le segretarie e gli uomini della scorta ormai diventati di famiglia. Scrive delle paure e delle curiosità dei figli Claudia ed Enrico soprattutto quando sono stati costretti a vivere sotto scorta perché lui era minacciato di morte, così come del sostegno della madre, dei fratelli e della moglie Rosanna. Ma tutto il racconto di “uomo in prima linea” è pieno di emozioni così come lo sono i rapporti con i collaborati amministrativi, i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri che gli fanno da scorta ed i criminali suoi avversari tutti chiamati per nome in modo da renderli umani e rendergli la dovuta importanza. Non è il freddo racconto della storia giudiziaria che lo ha visto contrapposto alle illegalità commesse dai vari clan camorristici di Mondragone e Casal di Principe ma spiega lo sconcertante potere delle mafie per meglio far apprezzare l’impegno che, per senso del dovere e con grandi sacrifici, molti uomini profondono, continuando a lottare per rendere il nostro paese uno stato di diritto. Raffaele Cantone e chi come lui e con lui ha vissuto questa esperienza non si sentono eroi ma solo persone che ogni mattina fanno il proprio dovere “solo per giustizia”.

Titolo: “Solo per giustizia”.

Autore: Raffaele Cantone

Editore: Mondatori

Costo: 17,00 euro

 

Piscicelli Vincenzo

 

 

 

 

 

13/03/2009

“CARO PEPPINO”

Francobollo Peppino Di Vittorio.JPGIl lavoro, il sindacato,la costituzione. Gli studenti reggiani incontrano Giuseppe Di Vittorio.

(A cura di Vincenzo Moretti e Giovanni Trisolini - Casa Editrice EDIESSE Srl)


In TV “Pane e Libertà”, in libreria “Caro Peppino”, un testo scritto da alunni e docenti, dirigenti scolastici e sindacalisti. Un progetto di formazione educativa e ricerca didattica pluridisciplinare, espressione di ricchezza culturale e storica, di vivacità creativa e divulgativa che la scuola, spesso bistrattata, ha saputo realizzare. La scuola, fonte di diffusione della cultura, è anche luogo di produzione di interessanti e formative iniziative, non solo celebrative, idonee a diffondere le radici ed il contenuto di eventi storici esplicativi delle problematiche umane e sociali connesse al tema del lavoro nella società contemporanea. Forte della didattica e del sapere di eccellenti docenti, rinforza nei cittadini di domani il senso di appartenenza alla comunità locale e nazionale anche mediante la valutazione ed il confronto delle diverse esperienze maturate da altri illustri istituzioni. Nel ponte del I maggio 2008, i ragazzi del IV Liceo Scientifico “Aldo Moro” e del IV Liceo Magistrale “Matilde di Canossa” di Reggio Emilia hanno raggiunto in gita scolastica Cerignola (FG), città natale del sindacalista Giuseppe Di Vittorio, fulgido esempio di vita per tutti i lavoratori che in quel tempo non godevano di certo dei diritti attualmente riconosciuti. Giuseppe Di Vittorio ha scelto di stare dalla parte dei più deboli, attraverso il dialogo è riuscito a suscitare nell’animo di ciascun “operaio lavoratore” una carica straordinaria, convincendoli a non tirarsi mai indietro e ad abbattere le barriere dell’indifferenza e della prepotenza dei padroni. La tappa in Puglia è stata inserita nel programma didattico, intrapreso all’inizio dell’anno scolastico 2007 e sviluppatosi attraverso dibattiti e convegni sul lavoro, sul sindacato e sulla Costituzione, per “educare” i giovani d’oggi, mediante l’esempio del “Caro Peppino”, a comprendere il significato delle “lotte” promosse dalla classe operaia col fine esclusivo di far riportare su Carta quei diritti che sono insiti in ogni essere umano, operaio, bracciante o lavoratore che sia, per il solo fatto di essere uomo e quindi centro di diritti inviolabili concernenti la propria esistenza. Un itinerario ricco di appuntamenti multimediali e approcci interattivi con l’ausilio di fonti audiovisive, sulle quali spicca la visione del film “Giuseppe Di Vittorio, voce di ieri e di oggi”, diretto da Carlo Lizzani e Francesca Del Sette. Da Reggio Emilia a Cerignola, dalla Pianura Padana al Tavoliere delle Puglie, dalla prima alla seconda estensione agricola d’Italia, “terre” distanti ma accomunate dalla presenza di braccianti agricoli che ancora oggi sono dediti alla lavorazione dei campi per conto altrui e alla difesa dei propri diritti, che purtroppo, ancora oggi, a causa dello sfruttamento del lavoro nero, sono calpestati da deprecabili episodi di “caporalato”. Un percorso itinerante geografico-culturale dedicato al sindacalista che incitava “gli operai ad urlare al mondo intero il loro disagio e rivendicare con determinazione i diritti della classe operaia”. Peppino Di Vittorio è tuttoggi un solido punto di riferimento per gli anziani di Cerignola e per le nuove generazioni, sia sul piano politico-sindacale che umano. Studenti e anziani, lavoratori e pensionati, uomini e donne, precari e disoccupati, rumeni e marocchini, tutti insieme hanno partecipato attivamente alla manifestazione del I Maggio 2008 nella città dauna, per la difesa dei diritti dei lavoratori in un mondo di vorticosi cambiamenti, con l’orologio della storia che rischia di ritornare indietro. Gli studenti, impegnati negli approfondimenti sulla storia del Novecento sino al secondo dopoguerra e sulle nuove problematiche del mondo agricolo, sui nuovi “schiavi”, spesso invisibili agli occhi del mondo, impiegati nella raccolta dei pomodori e dell’uva, hanno realizzato un interessante documentario dal titolo “Le storie interrotte di Joh e Gebra Kento, braccianti nella terra di Di Vittorio”. Un progetto dalle molteplici finalità: non dimenticare il lavoro svolto con fatica, dedizione e amore da Peppino Di Vittorio con l’obiettivo di avvicinare i giovani di ogni tempo al mondo del lavoro ed alla sua evoluzione storica con riferimento sia all’etimologia propria del termine sia al connesso significato dell’evoluzione dei diritti e dei doveri dei lavoratori. Sotto i riflettori: la figura del sindacalista e costituente, la crescita culturale di Giuseppe Di Vittorio da semianalfabeta ad autodidatta nello studio “sapere e cultura al primo posto”, l’impegno costante profuso nelle campagne assolate dove ha lavorato sin da bambino. Nella tematica del lavoro esemplare svolto dai liceali è ben evidenziato l’orgoglio e l’intuito del “Caro Peppino” fondato sulla “corretta” convinzione, e quanto mai sempre attuale, che solo tramite la rivendicazione di migliori condizioni di lavoro si può aprire una prospettiva di dignità sociale e di libertà concreta per tutti gli addetti ai lavori. I valori del lavoro e della democrazia economico-sociale, sostenuti saldamente da Giuseppe Di Vittorio e messi in pratica nella sua vita personale e sindacale, aiutano a comprendere e fornire risposte alla condizione difficile e complessa che incontrano i giovani nella vita quotidiana. Non si devono gettare nel dimenticatoio le opere compiute da chi, compiendo enormi sforzi e notevoli sacrifici anche personali, ci ha preceduti, ma occorre tenere sempre vivi e saldi i cardini della tradizione italiana con lo scopo di non spazzare via decenni di storia che sono fondamentali nell’educazione delle nuove generazioni. “Pane ed educazione”: la scuola è il cuore pulsante e determinante, di vitale importanza per lo sviluppo e la crescita di un paese. “Sapere, conoscere, vedere alto e lontano, andare avanti come un trattore potente su un terreno incolto da secoli per fecondarlo e trarlo a coltivare a vita, a bene della società”. Non solo studio e ricerche ma anche opportunità di crescita e di condivisione di esperienze in grado di trasferire nella realtà la passione, l’impegno, il rigore intellettuale e civile, oltre che politico e sociale. Un progetto scolastico all’insegna del pluralismo, di prospettive che si aprono dal nord al sud, di risorse storiche ed azioni giovanili, determinanti nel raggiungimento di obiettivi significativi a vari livelli. Forze e idee unite nello studio di soluzioni e di riflessioni sul significato del lavoro e della dignità degli uomini per promuovere una cultura solidale e rispettosa della diversità, prestando particolare attenzione alle nuove emergenze e ai nuovi bisogni del mercato del lavoro stravolto dalla globalizzazione. Un viaggio tematico che “ci ha fatto crescere culturalmente”, che “ci ha fatto conoscere e stringere nuove amicizie con i simpatici ed ospitali coetanei di Cerignola” protagonisti del documentario “Muretto a secco”, ulteriore testimonianza dei dialoghi costruttivi, improntati sulla divulgazione di una figura importante per la storia del movimento sindacale quale espressione degli insegnamenti di un grande maestro che, nel trattare l’argomento del valore sociale del lavoro, ha dato un’impronta significativa all’educazione rivolta ad una nuova cittadinanza partecipe alla vita politica e
sociale-sindacale aperta al dialogo, alla cooperazione e al lavoro di gruppo. Pagine di vita scolastica vissuta intensamente da tramandare e diffondere nelle scuole di ogni grado per attingere agli insegnamenti indispensabili per la vita quotidiana.

Bartolo Carbone

Foto ed articolo gentilmente concesso per la pubblicazione dall'autore Bartolo Carbone.