10/09/2012

A Canosa di Puglia la Compagnia “Il Teatro della Fede” in scena con l’opera “Santa delle Perseguitate”

santa,scorsese,anti-stalking,camelindalombardi,ilteatrodellafede.alfredotraversa,bartolocarbone,piscicellivincenzoIl sagrato della Cattedrale di San Sabino di Canosa di Puglia (BT) ospiterà la messa in scena dell’opera “Santa delle perseguitate”, tratta dagli scritti di Santa Scorese, una giovane donna uccisa da uno stalker a soli 23 anni , dopo tre anni di molestie e pedinamenti. Il primo lavoro  di teatro civile  sullo stalking, in programma sabato 15 settembre alle ore 21,00, è stata organizzato dal Movimento Internazionale Anti-stalking, Anti-pedofilia e Pari Opportunità in collaborazione con l’assessore alle politiche sociali della provincia Barletta Andria Trani Carmelinda Lombardi, artefice di un’ampia azione di promozione della cultura di genere e delle pari opportunità. Le attività della  provincia sono anche rivolte negli ambiti territoriali sociali,  mediante l’elaborazione del “Piano di Interventi Locale (PIL) per la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere” e l’adesione alla Rete Nazionale Antiviolenza e Servizio 1522.

 

L’opera corale portata in scena dalla Compagnia “Il Teatro della Fede”, scritta e diretta dal regista Alfredo Traversa racconta il dramma di Santa che si consuma agli inizi degli anni ’90, nella cittadina di Palo del Colle, a pochi chilometri da Bari. Santa è una ragazza semplice, dalla vita normale, profondamente segnata da una vocazione religiosa che la condurrà a vivere una serie di esperienze di fede e ad impegnarsi nel volontariato cattolico.  Santa  conosce il suo assassino proprio in uno dei tanti incontri spirituali tenutesi  a Bari. Un giovane dal temperamento equivoco che inizierà a perseguitarla, pedinandola, infastidendola, cercando anche di violentarla. Il padre di Santa, un poliziotto, denuncia più volte gli episodi, ma senza alcun esito. Le molestie durano per tre anni senza che nessuno potesse intervenire, in quanto  non era ancora previsto il reato di stalking. Il 16 marzo 1991, Santa Scorese morì accoltellata per mano del suo stalker, sotto casa sua e sotto gli occhi del papà, che il regista Traversa indica come il simbolo dell’impotenza, costretto dalla legge e dallo Stato a non intervenire, a non poter far nulla ma che in un atroce gioco di eventi, arresterà l’assassino di sua figlia. Per Santa Scorese “martire per la dignità della donna” è in corso presso il Vaticano la causa di  beatificazione.


Lo spettacolo di teatro civile che affronta per la prima volta la scottante tematica sullo stalking, (termine anglosassone che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo mentre affligge un’altra persona con insistenti comportamenti molesti e persecutori) si  rivolge direttamente alle coscienze per scuoterle attraverso la narrazione di una verità che, dopo oltre vent’anni, grida ancora giustizia. In Italia una donna su tre è stata vittima dell’aggressività di un uomo, le cronache riferiscono che sono 6.743.000 circa  le donne vittime di violenza fisica e sessuale e nel 2011 sono state uccise 128 donne, 10 in più dell’anno precedente. Destano una certa attenzione i dati pubblicati dall’Istat, come hanno fatto rilevare la dottoressa Annalisa Iacobone, coordinatrice nazionale del Movimento anti-stalking e l’avvocato Michele D’Ambra, responsabile per la provincia Barletta Andria Trani, nella presentazione dello spettacolo “Santa delle perseguitate”. Opera di forte  impegno civile che si inserisce nell’ambito delle iniziative sociali poste in essere dal Movimento Internazionale Anti-stalking, Anti-pedofilia e Pari Opportunità tese alla sensibilizzazione della collettività in merito al fenomeno dello stalking, previsto  come  reato dalla legge nr.38/2009, e alla promozione a largo raggio di attività che integrano e non sostituiscono il lavoro degli organi istituzionalmente preposti alla sicurezza dei cittadini, aiutando concretamente donne, uomini e bambini vittime  di abusi e violenze fisiche  o psicologiche. Bartolo Carbone

 

09/09/2012

Spettacolare ed emozionante rievocazione della leggenda della Madonna di Ripalta a Cerignola.

cerignola,puglia,giannatempo,lasalvia,canosa,duomo,bartolocarbone,piscicellivincenzoLe due significative serate vissute a Cerignola (FG) nel ricordo del leggendario ritrovamento dell’icona bizantina della Madonna di Ripalta, risalente al XIII secolo, hanno rafforzato il gemellaggio artistico-culturale nato l’anno scorso, divenuto anche “politico-amministrativo” in questo, tra le due comunità cerignolana e canosina vista la calorosa accoglienza riservata dal sindaco Antonio Giannatempo al suo collega Ernesto La Salvia intervenuto  assieme all’assessore alla cultura Sabino Facciolongo e al consigliere comunale Edoardo Filippone mentre si rincorrono le voci di un possibile  passaggio di Canosa di Puglia (BT) alla provincia di Foggia nell’ambito del riordino.

 

Nell’immensa Piazza Duomo della città foggiana, le due fazioni, quella canosina composta dai componenti dell’Associazione “La Passione Vivente” (capi popolo Antonio D’Alessandro e Mario Serlenga) e quella cerignolana rappresentata dai figuranti in costumi d’epoca (capo popolo Pinuccio Patruno), hanno dato vita alla rievocazione suggestiva, contendendosi il palio attraverso il traino del carro in legno con  due  buoi ricoperti dai drappi riportanti  i colori rosso-blu  e giallo-blu  delle rispettive città,  seguita dalla solenne benedizione del quadro da parte dell’arcivescovo (figurante il canosino Luigi Pellegrino) che fonti storiche fanno risalire al 1172, l’anno dell’assegnazione dell’icona a Cerignola accolta con  gioia dalla  popolazione locale. Di comune accordo con il vescovo i cerignolani diedero anche il nome di Ripalta all’immagine, perché ritrovata sulla ripa alta del fiume Ofanto (Aufidus). Nel 1543 don Leonardo Caracciolo, conte di Sant’Angelo dei Lombardi, grande feudatario di Cerignola, acquistò tutto l’agro, dove si trovava il santuario, compresa la chiesetta e il quadro che raffigura la Madonna su un trono con in grembo il Bambino Gesù, facendo dipingere sul retro lo stemma della sua famiglia, raffigurante  il sole con la croce al centro, contornato da 12 raggi ondulanti ed inscritto in un cerchio. Nel 1859 la Madonna di Ripalta fu proclamata Patrona di Cerignola (FG) e festeggiata ogni anno l’8 settembre, il giorno della Natività di Maria. Dopo 830 anni questi episodi sono stati ripresi  e annunciati con squilli di trombe e rulli di tamburi preceduti dal banditore con a seguito gli sbandieratori e musici del borgo antico  di Cerignola e di Lucera(FG) e le chiarine che si sono  posizionate sul sagrato della Basilica Minore di San Pietro Apostolo per esaltare le fasi salienti della rievocazione in un clima di partecipazione e di devozione, tra emozioni e  ricordi del passato e del presente con la mente già proiettata  al futuro per migliorare la collaborazione artistica tra le due comunità e approfondire la condivisione del culto alla Madonna di Ripalta.

 

La terza edizione, anche una nel  territorio canosino tra i progetti, dato che all’epoca la chiesa di Cerignola non era sede vescovile ed  era sotto la giurisdizione del vescovo di Canusium, vedrà all’opera i rappresentanti della Pro Loco Cerignola, dell’Associazione “Cerignola Nostra”, della Deputazione Feste Patronali, dell’Associazione “La Passione Vivente” di Canosa di Puglia (BT), del circolo oratorio A.N.S.P.I. S.Gerardo e la parrocchia del Crocifisso di Orta Nova(FG) e di Franco Conte (Consigliere comunale di Cerignola delegato  alla Cultura), Pinuccio Patruno, Antonio Grilli e il canosino Saverio Luisi tra gli artefici e promotori di questa rievocazione,  conclusasi tra gli applausi di una folla entusiasta ed i botti dei fuochi pirotecnici in onore della Madonna di Ripalta. Una manifestazione artistica - culturale,  dall’alto valore sociale e dal forte impatto emotivo per tutti i partecipanti e per gli spettatori presenti agli eventi rievocativi, tra i quali anche la rappresentazione scenica “Il Quadro” a cura di Pietro De Santis e Titti Bufo, che hanno portato alla ribalta la leggenda suggestiva legata al ritrovamento dell’Icona della Madonna di Ripalta, e si sono dimostrati ancora una volta occasioni di aggregazione e crescita collettiva attraverso la valorizzazione delle radici storiche delle due comunità, divise dal fiume ma unite nel culto mariano, tra fede e tradizioni secolari. Bartolo Carbone

 

06/09/2012

Giuseppe Lassandro, 25 anni vive nel ricordo di chi gli vuol bene.

giuseppelassandro,01-09-2012,piscicellivincenzoEra giovane. E’ giovane. Una vita davanti. Tante aspettative. Una fidanzata. Una famiglia che gli voleva e gli vuole bene. Tanti amici che gli sono stati vicini e ancora lo sono. Era un creativo. Attento nello stile, ricercato il giusto. Era conosciuto. E’ conosciuto. E’ andato via sabato pomeriggio. Sabato primo settembre. Un incidente stradale lo ha portato via. Le cause e le responsabilità le stabilirà la magistratura. Di certo l’inciviltà di comportamenti comuni, scontati ed abitudinari hanno influito. Quanto lo deciderà la magistratura. L’inciviltà quando abbraccia l’ignoranza e la superficialità è deleteria. Spesso mortale. Le parole, i commenti, i pensieri, le congetture, le ipotesi non servono. Non rispondono alla domanda principale: perché proprio lui? Perché Giuseppe Lassandro. Un ragazzo, un uomo di 25 anni è stato strappato alla vita. Forse è in Paradiso. Forse è reincarnato. Forse ci guarda dall’alto. Forse ci protegge. Forse ha incontrato i nonni e gli amici  che lo hanno preceduto. Forse. Nulla è certo ma c’è da credere in un qualche cosa. Nella vita perpetua. Di certo è e vive in tutti quello che lo hanno conosciuto. A me piace immaginarlo come vivo. E’ vivo. E’ presente e parte di quell’inconscio collettivo cui ogni essere umano appartiene e dal quale attinge in caso di bisogno. E che può contattare in un qualsiasi momento. Tutti siamo parte del tutto. Il corpo torna alla terra. Deve avere ancora la sepoltura. L’ultimo saluto. Quel saluto collettivo che lo accompagnerà per sempre. Aspettiamo. Il tempo non cura la ferita. L’attesa la rende cronica. Dicono è la prassi. Ma la prassi non coincide con le emozioni, con i sentimenti e con il rispetto del dolore dei familiari. La vita non è burocrazia. Il vuoto della fisicità. L’assenza delle parole e del sorriso è presente. E non sarà colmato. Rimarrà quell’immagine, quel sorriso, quello sguardo vivo. Il soffio vitale vive, in un senza tempo e senza luogo. Giuseppe vive ed è tenuto vivo dal ricordo di chi lo ama. Il calore e l’affetto di chi lo conosceva e lo conosce denota la traccia del suo vivere. Non era su face book ma face book è pieno di saluti, commenti e scritti che lo ricordano. E’ bello poter raggruppare in un libro tutte le citazioni. Sarà un balsamo lenitivo del dolore. Rimarrà presente nei cuori nelle menti, nei pensieri e nel mare virtuale. Qualcosa verrà fatto per ricordarne la memoria e continuare con i suoi modi e nel suo spirito il contatto con gli altri. E’ importante. Anche questo ricordo, condiviso, è un modo per ricordarlo, per sentirlo vivo, per dire se qui con noi. E’ il mio modo. Un brindisi, un tratto di penna, cose terrene ma determinanti e frutto di una cultura della vita indipendente dalla materialità della stessa. Ciao Giuseppe sarai sempre con chi vorrà che tu sia con lui o con lei. Nessuno può cancellare o uccidere un pensiero, un ricordo ma solo tenerlo in vita.

http://wwwdonnemanagernapoli.wordpress.com/2012/09/06/giuseppe-lassandro-25-anni-vive-nel-ricordo-di-chi-gli-vuol-bene/