05/02/2012
Tornare o meno con l'ex-compagno/a?.
"Tornare o meno con l'ex-compagno/a?" è una delle domande che più creano dubbi nell'animo di due persone che hanno provato e condiviso un tratto del lungo viaggio della vita, che hanno investito sentimenti, aspettative ed a volte anche beni economici oltre in taluni casi i figli. Per molti, erroneamente, spesso i figli diventano il motivo (la scusa) per tornare insieme. Ma nessuna coppia o famiglia può esistere e funzionare per l'idea(scusa) dei figli se manca il desiderio sessuale e l'amore per il/la compagno/a. Essere un buon genitore non significa essere un buon marito/moglie né vivere necessariamente in famiglia. La risposta a tale domanda qualunque essa sia è priva di realismo, pertanto inutile, in quanto la domanda stessa è priva di senso o peggio è espressione di concetti mentali e sociali sbagliati, limitativi ed irreali. Il verbo "tornare" indica un movimento verso qualcosa ed in questo caso verso l'ex-compagno/a da cui si è andati via. E se si "è andati via" è perché qualcosa è terminato (desiderio sessuale/amore/passione/appagamento dei bisogni) e non per uno solo della coppia ma per entrambi. Solo che uno dei due, quello che lascia lo percepisce prima o semplicemente il proprio sguardo illumina altro mentre l’altro necessità di più tempo per prenderne coscienza. Quindi "tornare" nella sostanza è deleterio oltre che impossibile. Nessuno può tornare da qualcuno perché il tempo di fatto non esiste per l'anima ed è solo un concetto costruito dalla mente. E seppure entrambi lo volessero sarebbe un fallimento annunciato. Fortunatamente la Natura(e l'anima) che vive solo nel presente ci evita questo strazio per il nostro bene. Altresì è priva di senso la definizione ex-compagno/a, le persone in quanto tali non sono definibili e sono in costante mutamento mentre la definizione porta la mente ad identificare quella persona non in quanto essere unico ed irripetibile ma nell'ottica di un ricordo. E sappiamo che il ricordo non solo non è la fedele riproposizione della situazione passata ma non è neanche attuale e ripetibile. Inoltre la definizione di “ex” presuppone un concetto neanche troppo velato di possesso che non esiste in Natura(ma solo nelle nostre abitudini e pensieri). In Natura siamo tutti liberi e nessuno è possesso di qualcun altro. Qualcuno potrebbe sintetizzare o interpretare quanto precedentemente scritto come una risposta negativa alla domanda e sbaglierebbe. In quanto ritengo la vita imprevedibile e gli esseri umani unici ed in costante mutamento pertanto nulla vieta che le due persone che hanno percorso un tratto di vita insieme ne possano vivere un altro separato ed altri insieme ed altri ancora separatamente. La chiave di lettura da seguire è data dall'emozioni che si provano e non dalle situazioni oggettive. Ovvero per poter incontrare il nuovo si deve vivere il presente ed accantonare il passato. Accantonare non significa dimentica ma solo accettare che il passato ha esercitato la sua funzione quando era presente. Quello che cambia è il modo di intendere la vita e non la realtà apparente. In quest'ottica non si torna indietro ma si va avanti nell'evoluzione e nella diversità. E' l'incontro di un nuovo/diverso lui ed una nuova/diversa lei con nuovo desiderio sessuale ed amore che nulla ha più a che vedere con il lui e la lei del passato. Se uno dei due o entrambi vivono nel ricordo del passato nel bene o nel male non è un nuovo incontro, non è un'evoluzione ma solo un'illusione di un qualcosa che non è.
La scelta del termine compagno/a non è casuale a fronte di fidanzato/a o marito e moglie, perché ritengo che il primo rappresenta la realtà effettiva delle due persone che si “accompagnano” per un tratto della vita mentre gli altri termini rappresentano delle definizioni convenzionali sociali che nulla hanno a che fare con l'anima. L'anima è singola e contemporaneamente appartiene al tutto ma non può essere fidanzata o moglie/marito.
Piscicelli Vincenzo



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