04/04/2009

“Storie & Patorie (Matrimonio in Casa Firchione)”. Da Albiate Brianza a Venaria Reale, partendo da Canosa di Puglia!

 

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C’era una volta Bino e Lucia , due giovanissimi fidanzati che a causa del loro amore fortemente contrastato annegarono tra i gorghi del fiume Ofanto in piena… “Storie & Patorie” tramandate dai nostri avi che a distanza di anni si raccontano,  si  aggiornano, si rinnovano in scenari diversi, location  “da filantropica” e protagonisti da gossip (notabili e cafoni). Sogni e bisogni,   scapoloni  e nubili  da maritare, promessi sposi e  scambi di coppie, gloria e rischio, soliti dilemmi  e   contraddizioni della vita paesana che domenica 19 aprile 2009 al Teatro “La Concordia” di Venaria Reale (TO), in corso Puccini, saranno svelate dalla Compagnia Teatrale del Circolo  “La Fenice” di Canosa di Puglia (BA). La commedia teatrale “Storie & Patorie (Matrimonio in Casa Firchione)” , in due atti in vernacolo canosino,  è stata ideata e scritta da Mimmo Giuliani mentre la regia è curata sapientemente  da Michele Di Biase. Il cast della compagnia teatrale, nata nel 2003,  e’ composto dai seguenti interpreti e personaggi : Mimmo Giuliani (Firchione), Michele Di Biase (Ualucc), Vito Di Niquilo (Pasquel), Sabino Coletti (Falucc), Filippo Di Niquilo (Currer), Nicola Dell’Olio (U nonn), Antonia Mele (Nenell), Sabino Di Donato (Mariett), Palma Todisco (Tetell), Mariangela Mugeo (Siducc), Sabino Patruno (Giuan). Una brillante  e fantasiosa compagnia che assicura un divertimento semplice, pieno di verve, di allegria allo stato puro che trae la sua aspirazione dall’estro popolare con l’aggiunta dello spirito canosino. La  compagnia si è prefisso un compito difficile: quello di far ridere e divertire che,  notoriamente  è più difficile che non commuovere. Nella precedente esibizione ad Albiate Brianza i nostri conterranei hanno mostrato molto entusiasmo, hanno riso ed applaudito fragorosamente i commedianti “allo sbaraglio”. E’ stata apprezzata e lodata la commedia umoristica per aver messo in risalto il dialetto canosino, che pur nelle sue modificazioni ed evoluzioni, è identificabile come lingua affettiva, come lingua della comunicazione familiare,  patrimonio di tutta la popolazione, colta ed incolta, facoltosa e meno abbiente. L’unico mezzo di comunicazione reale, a prescindere dall’origine sociale, dalla professione e dagli studi, è il dialetto parlato, che  esiste per la stessa ragione per cui si parla. Il dialetto consente l’espressione e la descrizione degli stati d’animo, degli istinti, dei sentimenti e della materialità dei comportamenti e dei rapporti interpersonali in maniera più forte, efficace e immediato rispetto alla lingua italiana utile ed indispensabile per l’evoluzione culturale. L’opera teatrale, la mimica, la farsa canosina  sono  i segni inconfutabili della vitalità e della forza espressiva del dialetto,  veritiero testimone del pensiero, dell’identità, delle tradizioni popolari. Storie di piccola umanità viste attraverso la lente deformante dell’umorismo e della caricatura, ricche di delicate e poetiche annotazioni: il sapore della vita e la poesia della semplicità, recitate con amore da “aspiranti attori”, ex  oratori di  barzellette, che si confrontano e si sperimentano su un palco per comunicare la passione per il dialetto, per risvegliare l’orgoglio di essere canosini, per riunire ancora una volta amici e parenti annullando la distanza  e soprattutto regalare  emozioni indimenticabili.


(Bartolo Carbone)

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